Padova si è fermata per ricordare Giulia Cecchettin, la giovane studentessa di Ingegneria biomedica uccisa nel 2023 dall’ex fidanzato Filippo Turetta. Due anni dopo quel tragico giorno, la città ha accolto l’11 novembre con un silenzio composto, carico di malinconia e di gratitudine verso chi ha trasformato il dolore in azione concreta. Le iniziative della giornata hanno coinvolto la comunità universitaria, il quartiere Portello, e i comuni di Saonara e Vigonovo, unendo memoria, riflessione e impegno sociale.
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Commemorazioni universitarie e flash mob in ricordo di Giulia Cecchettin
Al Dipartimento di Ingegneria, dove Giulia Cecchettin studiava e stava per laurearsi, la giornata è iniziata con un gesto semplice ma simbolico: il direttore Gaudenzio Meneghesso ha deposto un mazzo di fiori sulla panchina rossa dedicata alla studentessa. In tutte le aule del polo del Portello, prima di ogni lezione, comparirà il suo volto accompagnato dalla scritta “Ti vogliamo bene”, un segno di appartenenza e ricordo che evita ogni retorica, ma sottolinea il legame con la comunità universitaria. Nel pomeriggio, a partire dalle 17:30, studenti, associazioni e cittadini parteciperanno a un flash mob organizzato dalla Rete degli Studenti Medi e dall’UDU: il tintinnio delle chiavi al cielo, ormai gesto simbolico contro la violenza di genere, renderà tangibile la memoria di Giulia.
Chiusura giudiziaria e impegno della famiglia Cecchettin
Sul piano giudiziario, la vicenda si è conclusa di recente con la rinuncia all’appello da parte delle parti coinvolte, confermando la condanna all’ergastolo per Filippo Turetta. Ma il padre di Giulia, Gino Cecchettin, ha scelto di trasformare il dolore in azione concreta. Fondatore e presidente della Fondazione Giulia Cecchettin, porta avanti progetti di prevenzione e educazione contro la violenza di genere. Oggi sarà a Montecitorio davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sui femminicidi, un impegno che riflette la volontà di cambiare concretamente le cose.
Educazione e prevenzione come strumenti di cambiamento
Secondo Gino Cecchettin, ogni iniziativa della Fondazione ha uno scopo preciso: portare la prevenzione dove serve, tra scuole, luoghi di lavoro e famiglie. Nei mesi scorsi sono stati organizzati laboratori sull’educazione sentimentale, incontri con insegnanti e psicologi, corsi di formazione per magistrati e forze dell’ordine. «Bisogna imparare a riconoscere i segnali prima che sia troppo tardi – ha spiegato Cecchettin –. Storie come quella di Giulia non devono più ripetersi».
Memoria e promessa collettiva
Sui muri del Dipartimento di Ingegneria resta una scritta lasciata dagli studenti: “Se succederà ancora, abbracceremo tutto”. Una promessa semplice, ma significativa. Oggi Padova rinnova quell’impegno nel silenzio interrotto dal tintinnio delle chiavi, il suono della memoria che aiuta a mantenere viva l’umanità e la consapevolezza collettiva contro la violenza di genere.
